di Dario Argento (USA, 2005). Per nulla sorretto da una scrittura inconcludente e del tutto priva del benché minimo guizzo, Argento si conferma perduto nella sua pochezza. Purtroppo.
Lost. (4 1/2)
di Guillermo Del Toro (Pan’s Labyrinth – Mex.-Spa.-USA, 2006). Pur non essendo molto riuscito, possiede alcuni motivi degni d’interesse. Che certamente non risiedono nella poco fortunata fusione tra guerra di resistenza (spagnola, con relativi accenti iper-violenti, piuttosto gratuiti) e la poetica alla Labyrinth di derivazione pseudo-fiabesca. In vero il film si regge (su) e viene salvato più dalla seconda componente che dalla prima, soprattutto per la sapienza del relativo impianto tecnico (fotografia e scenografie).
Accrocco. (6)
di Alfonso Cuarón (Children of Men – GB-USA, 2006. Con Clive Owen, Julianne Moore, Michael Caine). Nel mondo del futuro le donne sono sterili (il più giovane sulla Terra ha 18 anni) e le città sono assediate da immigrati straccioni, ghettizzati e tacitamente soppressi dalle autorità. La comparsa di una ragazza di colore col pancione rappresenta un vero evento.
L’idea fantascientifica di fondo è abbastanza affascinante (la sterilità), ma il film non dimostra di essere ben sviluppato a partire da questa felice traccia. Il significato è debole e fumoso e si …
di Sam Mendes (USA, 2005. Con Jake Gyllenhaal, Jamie Foxx, Peter Sarsgaard). L’addestramento da tiratori scelti dei Marine e la prima campagna d’Iraq di alcuni giovani americani.
Il film inizia scimmiottando Full Metal Jacket (col sergente urlante) e prosegue molto meno a tesi, rispetto al film di Kubrick. Fortunatamente l’idea dell’assurdità della guerra c’è, ma non tanto in senso pacifista, quanto in quello della stranezza tout-court: i giovani iniziano e finiscono la loro impresa bellica senza neanche sparare un colpo. Per alcuni di loro sarebbe stata l’occasione della vita, l’unica opportunità …
di Ang Lee (Brokeback Mountain – USA, 2005). Sostanzialmente ed obiettivamente questa storia di un amore gay impossibile nell’America rurale degli anni ’60, non è fatta male. A me però non sembra che il film dica qualcosa di nuovo sull’amore in sé, sui problemi legati all’accettazione dell’omosessualità o su qualcos’altro.
Trascurabile. (5)
di David Fincher (USA, 1999). Originale e fatto bene, con un Brad Pitt non male, anche se un po’ troppo gigione, ed un immenso Edward Norton (una delle facce più dimesse della storia del cinema). Qualche cedimento nella parte degli incontri, troppo insistiti.
Esplosivo. (8)




(5,00 su 5)



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