Film #30

Blitz. Thriller divertente e con un ritmo eccellente. Jason Statham (perfetto nel ruolo del poliziotto violento, sarcastico e tendenzialmente rozzo) e Paddy Considine (il superiore gay perfettino) sono una coppia insolita ma credibile e del tutto riuscita (8).

En Ganske Snill Mann (A somewhat gentle man). Come un Kaurismäki più nero, ma con la stessa ironia grottesca. Peccato che presenti alcuni aspetti sciapiti (come il rapporto col figlio e la nuora), altrimenti poteva essere un capolavoro. Stellan Skarsgård immenso (7).
Centurion. Relativamente avvincente e godibile questo splatter romano-britannico dagli accenti arcani e dark (6½).
Devil. Horror demoniaco abbastanza consueto, con un non so che di rassicurante per via della morale manichea che sottende, anche se l’unità di luogo (che il cinema americano sembra avere scoperto dal nulla e che è già diventata abusata) dovrebbe inquietare. I meccanismi della paura, però, sono quasi perfetti (6½).
Il massacro di Haditha. Il regista ci conduce, tramite i meccanismi consueti (cioè scontati) dell’immedesimazione, attraverso un’atroce vicenda di guerra. E cerca di spiazzare, perché l’immedesimazione è molteplice (con le vittime, coi carnefici e finanche coi terroristi). Alla fine sono tutti colpevoli ed il rischio è di scagionare tutti. O quasi (6½).
Anything for Her. Forse eccessivo in troppi punti, iperdrammatico in altri e con un po’ troppa carne al fuoco (l’amore, la fallacia della giustizia, la fuga) si fa guardare piuttosto volentieri. Palesemente hitchcockiano il finale (6+).
Riflessi di paura (Mirrors) 2. Horror tra il mediocre a l’accettabile: suscita qualche sbadiglio ma non fa addormentare (6).
Il ragazzo con la bicicletta. Un bimbo un po’ disadattato è rifiutato dal padre ed amato da una perfetta sconosciuta che gli farà da mamma. Una trama che può essere scritta in 20 parole è materiale da cortometraggio. Sono un po’ interdetto di fronte a film così: non siamo dalle parti dei francesismi rosei che non dicono niente. Ma non mi sembra che dica granché. Un po’ come uno che ti fa un discorso, neanche male in sé, ma alla fine gli dici: “quindi?” (6).
Edison City. Consueto filmetto americano di denuncia della corruzione, non ha grossi difetti fino quasi alla fine. Allorché una serie demenziale di sparatorie fa crollare l’attendibilità del tutto (5).
La Passione. Film senza nerbo né profondità (5).
Skyline. Solita baracconata con gli alienacci cattivi (dalle motivazioni tra l’aleatorio e l’incomprensibile). Visivamente discreto ma non può bastare (5).
We were soldiers – Fino all’ultimo uomo. Nonostante un’innegabile maestria coreografica nella ricostruzione – cruentissima – della battaglia, quello che proprio non emerge in questo, come nella stragrande maggioranza dei film bellici americani, è l’essenza stessa della morale della guerra. E cioè che in guerra perdono tutti. Perché è la specie umana che con la guerra distrugge millenni d’evoluzione e quindi la sua presunzione di superiorità nei confronti delle altre specie (5).
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5 A little trip to heaven – Messenger ||| Once Fallen (Oltre la legge)
















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