Film #29

The Killing Room. Uno di quei film che o si odia o si ama. Insostenibile ed agghiacciante (7½).

Black Death. Un film medievale tra pestilenza, fede, agnosticismo e paganesimo. Concettualmente poco limpido, ma giustamente cupo e pessimista, come a Hollywood se lo sognano (7).

Buried – Sepolto. Anche se la location (una bara) e la situazione generale farebbero propendere per un film insostenibile, peggio di quello dei due coniugi in mezzo al mare (Open Water) o del gruppo sempre in mezzo al mare (Alla deriva) o di Frozen, gli autori sono riusciti nell’impossibile: rendere sopportabile e, addirittura, scorrevole un tale film. Merito degli accenti tra il fantozziano ed il kafkiano, anche se il lato drammatico in realtà predomina, e nonostante qualche fuga nel patetico. Un horror estremo che non è un horror (manca il lato soprannaturale) e che contiene molti più temi importanti (anche di denuncia: dallo sfruttamento della guerra a quello dei lavoratori disperati e poveri) di quello che era lecito aspettarsi (7).

Il Mistero di Lovecraft – Road to L. Almeno all’inizio è fatto talmente bene che sembra davvero un documentario. Poi però la sua natura di pseudo-documentario viene a galla e, nonostante sia fatto tutto sommato così così, resta abbastanza apprezzabile (7).

L’uomo che volle farsi re. Più un divertissement che una cosa seria, è una bella avventura raccontata con sapienza e mestiere (7).

The New Daughter. È sorprendente che un film del genere venga da Hollywood, perché è un horror schietto senza trascendenze demoniache o spiritiche. E quindi leggermente meno implausibile e addirittura “credibile” anche dai miscredenti. Ci sono dei mostri, dei mostriciattoli che, seppure con una spiegazione “scientifica” campata in aria e tirata via, potrebbero essere una stortura malata od un parto anomalo ed ancestrale dell’evoluzione primordiale. La parte soprannaturale, come spesso avviene in questi film, tende al ridicolo, ma fortunatamente non è abusata e contiene in sé un po’ d’ispirazione lovecraftiana (che è un bene, evidentemente). Ed il finale, perfettamente in linea con tutto ciò, è assolutamente stronzo perché, piuttosto che inquietare, mette a disagio (7).

The Veteran. Un po’ troppo complottista, ma è fatto piuttosto bene ed è permeato da un senso di pessimismo molto riuscito (7).
Atrocious. Più dalle parti della strega di Blair che di Paranormal Activity, è un po’ più articolato di quest’ultimo, per lo meno per quanto riguarda la causa causans, che si palesa solo nel finale. Ed è anche un po’ più credibile perché è uno di quegli horror psichiatrici, con finto travestimento soprannaturale, con tanto di esche palesi buttate in pasto allo spettatore. Peccato solo per il leggero senso di noia ed inutilità di alcune sequenze reiterate nel bosco e la pressoché assenza di approfondimento del profilo dei personaggi. Un po’ come Paranormal Activity 2 (e la quasi totalità degli horror). Benché i tentativi di interpretare i film horror in chiave simbolica o metaforica siano sempre a rischio del ridicolo, il primo Paranormal Activity poteva essere visto come la marcescenza progressiva della coppia: due fidanzatini passavano dall’allegria e la complicità alle graduali sofferenze e diffidenze fino all’estraneazione reciproca ed all’annichilazione sanguinaria. Paranormal Activity 2 era simile ma in chiave familiare, e questo Atrocious si situa più dalle parti di Medea (o Cogne) che da quelle dell’Esorcista (6½).
Cyrus. Finalmente una commedia leggera ma non leggerina, eccessiva ma non sguaiata, dolce ma non sdolcinata (6½).
Ferdinando il duro. Tra un Fantozzi con meno assurdità e sconfitte ed un cattivo tenente senza le cupezze ferrariane, è un’allegoria grottesca dell’arte del perdere, ma sempre con un briciolo di autarchica dignità (6½).
Il suo nome è Tsotsi. Dopo un inizio relativamente originale, si perde un po’ tra patetismi, poetismi e pasolinismi (6½).
Paul. Stronzatella quasi bambinesca che riesce a strappare rarissime risatine e contiene qualche piccola presa per il culo – riuscita e puntuale – dell’ortodossia creazionista (6½).
The Ward – Il reparto. Non male anche se il finale può lasciare interdetti (6½).
Wind Chill – Ghiaccio rosso sangue. È talmente difficile trovare un film horror accettabile che si rischia di sopravvalutare quelli non male. Come questo filmetto, che non ha vette particolari, ma è semplice, quasi minimalista e riesce a sprigionare un sano senso di romanticismo (6½).
Frozen. Angosciante come il film dei due coniugi in mezzo al mare (Open Water). Ampiamente insostenibile ed anche vigliacco, non è del tutto deludente (6+).
Il mistero di Wetherby. Ondivago ed altalenante quanto a narrazione ed incisività, troppo spesso scade nella noia e nella lentezza. D’una tristezza assoluta (6+).
Stanno tutti bene [2009]. Si segue bene, anche grazie alla notevole prova di Deniro e del suo bravo doppiatore Stefano De Sando, anche se il patetismo è spesso sovrastante. Il finale è eccessivamente stucchevole e chiaramente posticcio (6+).
Complici del Silenzio. Apprezzabile sotto il profilo politico, è troppo realizzato con accenti ora stucchevoli, ora patetici (6).
Gianni e le Donne. Di Gregorio non riesce per niente a ripetere la buona riuscita del suo esordio (Pranzo di Ferragosto) e partorisce un film senza infamia, ma troppo insipido e troppo poco originale (6).
In un mondo migliore. Profondità morali senza introspezione personale, dubbi esistenziali e facilonerie pseudo-filosofiche. Della serie: come voler dire troppo e farlo così così (6).
Martyrs. Tanto astruso ed insopportabile che rischia di rasentare il mito (6).
Libera uscita. Qualche rara risatina non può rendere accettabile un filmetto che con qualche parolaccia vorrebbe discostarsi dall’inesorabile politicamente corretto (5½).
L’ultimo esorcismo. Regge abbastanza bene per circa un’ora, ma finisce nel ridicolo, anche perché alla fine fa un casino mostruoso, cercando di amalgamare, senza successo, una serie inconciliabile di ispirazioni horror, da Rosemary’s Baby a Cannibal Holocaust (5½).
Copia conforme. Piccolo esercizio di stile – del tutto trascurabile – sull’arte e la coppia (5).
Echelon Conspiracy. I rari momenti avvincenti sono oltremodo sovrastati da un impianto del tutto implausibile, gravato soprattutto dalla solita ignoranza hollywoodiana sul mondo del computer (5).
Hereafter. Per chi ancora ha qualche dubbio sul penoso stato di salute del cinema di Eastwood, sappia che è morto e sepolto. Se mai è stato vivo (5).
World Invasion. Spettacolare, ma gli accenti retorico/militaristi non si sopportano (5).
Cheeky. Con velleitarie ascendenze jeunettiane, Thewlis partorisce un filmettuccio insipido e senza piglio (4½).
Rabbit Hole. Patetico e noioso (4½).
The Strangers. Noioso, ripetitivo ed oppressivo (4½).
Wild Bill. Walter Hill realizza un mostriciattolo, una specie di film TV venuto male (4½).
Figli delle Stelle. Confusionario e confuso, non sa d’una mazza (4).
Puerto Vallarta. Brutto, fatto male e tendenzialmente patetico (4).
Salt. Idiozia pretenziosa (4).
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- 0 The roommate – Il terrore ti dorme accanto.

















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