Cumulativo film (#17)
Ogni cosa è illuminata. Parte come una commedia e finisce come un film drammatico; molto agile, piacevole e spedito, anche se s’impantana un po’ nelle melme dei ricordi strappalacrime (7½).
Le vite degli altri. Sarebbe quasi una manna per il berlusconismo anticomunista. Ma considerarlo un atto d’accusa contro i regimi comunisti – del resto sacrosanto – sarebbe sbagliato. Perché semmai l’atto d’accusa andrebbe inteso contro ogni totalitarismo oppressivo. Ma soprattutto perché il film è più un romanzo di persone, di passioni, di disillusioni e di ricerca di giustizia. Passionale, appassionato, anche se scontato (7+).
Una notte da leoni. È pur vero che ogni tanto dici che stronzata!, ma non è il solito filmettino cretinetto americano leggero e rosaceo. Un po’ politicamente scorretto e strappa pure qualche risatella (7=).
Black Hawk Down. Quasi due ore ininterrotte di sanguinosa battaglia riescono nell’intento di comunicare tensione senza stancare. Certo è Hollywood, è un film americano, ci sono gli ideali del cameratismo. Ma è un notevole film di guerra (6/7).
Il cattivo tenente – Ultima chiamata New Orleans. Se da un lato lo stupido titolo fa temere un inutile remake del film di Ferrara, dall’altro si scopre – abbastanza piacevolmente – che i due film hanno in comune solo la stronzaggine del protagonista. Se quello era cupo e senza speranza, questo è più solare ed hollywoodiano. Ma questi ascendenti non riescono ad oscurare l’enorme prova mimica di Nicolas Cage e l’afflato neopulpfictioniano piuttosto riuscito (6/7).
The Last Winter. C’è il lato horror, anche se dubbioso e per niente insistito; il lato ecologista e quello psicologico. Nessuno emerge in maniera preponderante e, forse, è proprio l’incertezza il punto di forza del film. Tra La cosa, Shining, The Blair Witch Project e gli eccessi dei timori neo-pseudo-ecologisti, regna quasi sempre il mistero, e la tensione fa sì che si bevano in un baleno i 90 minuti del film (6/7).
Coraline e la porta magica. Visivamente notevole, con buone venature soft-horror ed una discreta originalità, presenta purtroppo degli strani buchi narrativi che ne inficiano l’eccellenza (6½).
Dietro le linee nemiche. Il pantano genocida della guerra nella ex Jugoslavia avrebbe potuto essere più approfondito, ma riesce comunque ad emergere, anche se al film interessa più che altro il lato individuale del protagonista e della sua fuga per la vita. Ottimamente girata la scena dell’aereo inseguito dal missile (6½).
La rapina perfetta – The bank job. Scorrevole e moderno, benché difetti un po’ d’inventiva e momenti memorabili (6½).
Agente Smart – Casino totale (6+).
Chromophobia.Un po’ troppo consueto, lineare e prevedibile per incidere veramente (6).
La ragazza che giocava con il fuoco. Già il primo film della serie (Uomini che odiano le donne) aveva qualche cedimento di troppo. Ma la narrazione abbastanza lineare e fluida manteneva alto l’interesse. Qui l’assurdo andirivieni dei fatti e l’estrema dispersione delle situazioni e delle cause, porta molto presto il film nel vicolo cieco della scarsa credibilità e quasi della stupidità narrativa (5).
Prima ti sposo poi ti rovino (4/5).
Il Grande Sogno. Filmetto davvero poverino che banalizza involontariamente il Sessantotto. Di cui la più grossa verità resta quella di Pasolini: Avete facce di figli di papà. Vi odio come odio i vostri papà… Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte coi poliziotti, io simpatizzavo coi poliziotti. Perché i poliziotti sono figli di poveri (4).
Dietro le linee nemiche 2 – L’asse del male. Bruttissimo: scene girate male e montate peggio, retorica tronfia e scontata. Da dimenticare (1).

















