Lezione
La Germania umilia l’Argentina in modo sorprendente solo per i giornalisti. Non si gioca sempre col Messico e non sempre c’è Rosetti & co. a (far finta di) arbitrare. È la lezione dell’organizzazione di una squadra di impiegati attenti e vogliosi, contro una masnada di giocatori (pochissimi bravi, qualche onesto e troppi scarponi) messa insieme alla meglio, che faceva affidamento su Messi che però non è pervenuto. Quelli davvero grandi si vedono nel momento della difficoltà: è lapalissiano che, a dispetto del Pallone d’oro, Messi non sia ancora un grandissimo. E poi come fa Maradona a presentare una difesa con uno dei giocatori più improponibili della storia (De Michelis)? Poi c’è Iguain che fa gol da 1 metro e non è in grado di fare altro: lui al posto di Milito è probabilmente l’errore più grave dello pseudo CT. Forse ancora più grave del non aver neanche portato Cambiasso (Mascherano e/o Maxi Rodriguez sono migliori?).
È anche la lezione del calcio europeo a quello latino-americano, oberato ed offuscato da troppa supponenza basata sul nulla, sui discorsi dei giornalisti in cerca di titoli. Ma è tutto logico, anche nella sconfitta del Brasile contro l’Olanda. Non si può avere fiducia su un Kakà che ha fatto un campionato ai limiti del vergognoso (soprattutto in relazione a quanto è stato pagato) e neanche su Felipe Melo, che già non è un grande di per sé e poi ci ha pure un cervello come una cudèra (cit. Furio Sandri).















