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La passione dello spettatore

6 settembre 2004 (20:46:50) 1.476 viste Punti commenti (menomale) 

La passione di Cristo (The Passion of the Christ, di Mel Gibson – USA, 2004).

Chi leggesse il retro della confezione del DVD capirebbe subito quali sono i pregi ed intuirebbe quali potrebbero essere i difetti del film, anche senza vederlo; si tratta di 3 paragrafi: 1) Il primo è una citazione di Isaia (la stessa con cui si apre la pellicola) – egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità; per le sue piaghe noi siamo stati guariti; 2) Dal regista premio Oscar Mel Gibson, un’intensa storia di coraggio e sacrificio che illustra le ultime dodici ore della vita terrena di Gesù Cristo; 3) Grazie alla sensazionale fotografia e all’ispirata interpretazione di Jim Caviezel, La passione di Cristo raggiunge un superbo e rigoroso livello stilistico.
I pregi del film sono infatti la fotografia (effettivamente bellissima, giocata in gran parte sulle gradazioni dei rossi, soprattutto cupi) e… mah… e basta…
Gibson vinse l’Oscar per Bravehearth, in cui il protagonista verso la fine subiva una mezza passione e qui sembra quasi di vedere un Cristo cuore impavido. La storia è intensa, certamente, come potrebbe non esserlo? (un essere umano subisce qualsiasi tipo di violenza fisica e psicologica e poi viene pure crocifisso) e c’è anche il coraggio (Cristo cuore impavido, appunto) e tutto viene compiuto all’insegna del sacrificio, ma su questo tornerò in seguito. Caviezel è ispirato? può darsi, certo che è un po’ difficile giudicare l’interpretazione di un attore che per quasi tutto il film ha la faccia sfigurata, il corpo frustato ed insanguinato e quindi la parlata frammentata e sofferta; ma è indubbio che non gli si possa imputare alcunché di sbagliato.
Una delle domande più importanti che sorge durante e dopo la visione del film è: ha un senso, dopo tutti i film che ci sono stati sullo stesso argomento, riproporre una vicenda su cui si sa tutto quello che c’era da sapere (o comunque tutto quello che ci siamo convinti o ci hanno convinto fosse importante sapere), ripercorrendo fedelmente (rigoroso livello stilistico) le ultime ore della vita di Gesù? Ovviamente no, perché basterebbe leggere il Vangelo approvato dalla CEI e soprattutto perché il film non dice assolutamente nulla di nuovo o di originale. Anzi: non dice nulla. L’Ultima tentazione di Cristo era proprio di un altro mondo, con tutti i suoi dubbi e le visioni originali, anche se poi la base finiva per essere la stessa (la stessa fede di Scorsese e di Gibson), ma lo faceva in un modo così insolito che riusciva ad arrivare molto più nel profondo (ovvero nell’Altissimo) di quello che riesce a fare il grandguignol di questo film.
Tanti sono rimasti inorriditi e sconvolti dalla violenza delle scene: forse dovevano servire per rafforzare i concetti di coraggio e sacrirficio? Non lo so, ma chiaramente il problema del film non è lo splatter. È lento, a tratti esasperante nel suo scorrere al rallentatore ridondante (le cadute lungo la via crucis ricordano Peckinpah, infatti ci starebbe bene come sottofondo Knocking On Heaven’s Door, invece di quella musica sommamente mistica) e lo spettatore cade un po’ nella stessa trance passionale di Gesù e finisce per soffrire anche lui. Forse questo era uno degli intenti di Gibson, come dire che ci sta bene soffrire un po’ tutti perché Lui sta soffrendo (ha soffferto) per noi. Ma prima di fare una capatina (di più non si può in questa sede) in uno dei punti cruciali (le parole sono importanti…) dell’impalcatura fideistica cristiana, c’è da dire anche che la scelta di utilizzare per i dialoghi la lingua del tempo – aramaico (o quello che è) e latino – lascia qualche dubbio: era davvero necessario? viene aggiunto qualcosa in più all’eventuale messaggio del film? Ovviamente no. E se il latino della Gerini è accettabile (pur con la sua solita recitazione completamente da dimenticare) troppi personaggi parlano un latino anglofono o comunque scorretto, che fa quasi cadere nel ridicolo diversi dialoghi.
E veniamo infine a questo santo e benedetto sacrificio che Gesù Cristo ha compiuto per salvarci tutti. È una vita, sono millenni, che ci appestano con questa stupidaggine e francamente non se ne può proprio più. La sola nostra nascita, il semplice atto di venire al mondo, ci macchia già di una colpa, quindi siamo colpevoli di nascere (ve lo immaginate il bimbo appena nato, col peccato originale sputacchiato sulla testa, che il prete lava via prontamente tramite il battesimo? povero ragazzetto…) e peccatori incalliti predestinati. Ma Dio ha mandato suo figlio a soffrire ed a morire per noi e quindi siamo salvi (come se morendo sulla croce avesse fatto una specie di per me, libero tutti! di tombiana memoria). Ma poi in che modo, soffrendo e morendo, Gesù ci salverebbe dalle nostre (eventualissime e molto presunte) colpe? E non sto criticando la fede in Dio tout court, che del resto non può essere né rafforzata né indebolita né ritrovata dalla visione di un film cristofilo. Critico solo le bojate, le barzellette, le novelle da bimbi scemi del catechismo che impregnano senza soluzione di continuità tutta la Bibbia e di cui quest’opera è un esempio tipico.
Non vi pare che sia abbastanza? Ci voleva anche questo film per ribadirlo, per prenderci ulteriormente per il culo?

Inutile

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